Esperienze Irpine

COSA VEDERE

NELLA BARONIA

L'Irpinia, Rai 1 -Linea Verde

L'#Irpinia, Terra di Lupi e di paesaggi.. 💚Linea Verde-#Rai1

Pubblicato da Irpinia su Lunedì 29 ottobre 2018

La Baronia è una area piuttosto ampia che si estende a ridosso dell’Appennino campano, fra la medio-alta valle dell’Ufita e l’alto corso del Calaggio, quest’ultimo situato sul versante adriatico.

Trevico è il paese più antico di tutta questa zona e viene denominato “Il balcone dell’Irpinia” perché con i suoi 1090 metri di altitudine è anche il comune più elevato dell’intera regione.

Dal centro storico del paese la visuale è assai ampia, tanto sulla vicina valle dell’Ufita quanto verso il Tavoliere delle Puglie; è inoltre possibile scorgere alcune parti di 6 delle 20 regioni italiane. Le pendici del rilievo su cui sorge Trevico sono rivestite da fitti castagneti.

Oltre a Trevico, la Baronia è composta da altri paesi altrettanto affascinanti: Carife, Castel Baronia, Flumeri, San Nicola Baronia, San Sossio Baronia, Scampitella, Vallata e Vallesaccarda, tutti appartenenti alla provincia di Avellino.

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Prodotti tipici

COSA SAPERE

DELLA BARONIA

Quasi tutto il territorio della Baronia è parte integrante della Comunità montana dell’Ufita, che ha sede ad Ariano Irpino.

Chi viene nella Baronia non può rimanere indifferente di fronte alla bellezza naturalistica del territorio: boschi, sorgenti, fiumi e località che oggi fanno parte delle zone di protezione della regione Campania.

Oltre alla natura, la Baronia offre molto anche dal punto di vista storico. Il primo insediamento umano addirittura è stato registrato attorno al quinto millennio a.C..

Ricche poi sono le testimonianze relative all’epoca romana, longobarda e normanna. Proprio il condottiero normanno Roberto il Guiscardo decise di stabilire la propria residenza a Trevico intorno alla metà dell’XI secolo d.C..

 

I PRODOTTI TIPICI

DELLA BARONIA

  • L’antica castagna di Trevico
  • La patata di Trevico impiantata agli inizi dell’Ottocento
  • Il prosciutto di Trevico, anch’esso presente dall’Ottocento
  • Olive Ravece originarie del Cinquecento che danno vita all’olio EVO Colline dell’Ufita
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TREVICO

È il borgo più alto della Campania, passato per la dominazione normanna, la corona dei D’Angiò e il governo di varie famiglie nobiliari.

Il suo sobrio ed elegante splendore si combina al fascino della natura incontaminata, al profumo dei boschi che si alternano ai prati e agli appezzamenti coltivati. Le vallate circostanti stupiscono per l’armonia selvaggia e aspra. In questo piccolo paradiso, dove il silenzio regna ancora sovrano, mani esperte operano instancabilmente per dar vita a quanto di meglio la tradizione mediterranea porta sulle nostre tavole.

Girando per il paese, si nota subito il tiglio del 1692, un albero ultracentenario che è sempre stato punto di riferimento per il paese, a volta luogo di cruenti avvenimenti, come l’impiccagione del brigante Procacciante nel 1833.

Altra sosta che consigliamo è la cripta dove sono stati sepolti i vescovi e dalla quale è emersa una statua lignea risalente al 1200.

Molto antica è anche la Cattedrale intitolata a Santa Maria Assunta e Sant’Euplio, (martire del 304 d.C.) di cui si conservano i resti umani. Questa chiesa risale a un periodo che oscilla tra il 455 e il 534 d.C. e si dice sia stata eretta dove c’era il tempio della dea Trivia.

Per gli amanti della natura, il consiglio è di visitare il bosco Castello – Bocche, che rientra tra le zone di Protezione Speciale della regione Campania.

Da non perdere la veduta in uno dei belvedere: S. Antonio, il Balcone ed il Castello con vista fino al Vesuvio ed al Gargano in Puglia, uno dei più suggestivi panorami d’Irpinia. La visita si può concludere presso la Stazione enogastronomica della Valle dell’Ufita, istituita per salvaguardare l’immenso patrimonio enogastronomico dell’omonima valle.

CASTEL BARONIA

Durante il Regno delle due Sicilie era capoluogo del distretto di Ariano, ruolo che mantenne anche dopo l’Unità d’Italia all’interno dell’intero circondario di Ariano di Puglia.

Passando per il paese non ci si può non soffermare sul castello della Baronia, risalente al 1130 e appartenente, dapprima alla famiglia Carafa, successivamente a Domenico Nicola Mancini, 1º marchese di Fusignano e membro dell’illustre famiglia romana che in seguito lo trasformò in Palazzo.

Nel suo dialetto è possibile ritrovare reminiscenze di un gergo chiamato il ciaschino, diffuso fin dall’inizio dell’Ottocento tra i mercanti di pettine di osso, e oramai presente in alcune parole della lingua parlata.

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VALLESACCARDA

È questo il paese dove il celebre poeta romano Quinto Orazio Flacco, in viaggio verso Brindisi, attese invano che una bella donzella si presentasse all’appuntamento.

Vallesaccarda è il borgo enogastronomico d’Irpinia, con una tradizione culinaria da scoprire, che gli abitanti del borgo si tramandano di generazione in generazione.

Di sicuro interesse anche i resti dell’antica Mansio citata anche da Orazio.

Per gli amanti della natura, consigliamo i boschi siti nelle località Mattine e Turdumiere, nonché le numerose sorgenti con abbeveratoi (Serro D’annuzio, Menichella, Cotugno, S’Antonio, Lapillo,) che ricadono nella area naturalistica dei boschi e sorgenti della Baronia.

VALLATA

Sorge tra le valli create dai fiumi Ufita e Calaggio a 870 metri sopra il livello del mare.

Il centro storico è di stampo medievale, ricco di palazzi signorili quali Palazzo Netta, Palazzo Cataldo, del XVIII secolo e il rinascimentale Palazzo Gallicchio.

Da vedere la chiesa Madre di S. Bartolomeo Apostolo del XII secolo con cripta annessa e il rione di Chianchione con le caratteristiche grotte di murgia. Dal punto di vista naturalistico si segnalano i boschi siti in località Terzo di Mezzo e Serrapolla, che rientrano nella area naturalistica dei boschi e sorgenti della Baronia, Zona di Protezione Speciale della Campania.

Visto che non solo l’occhio vuole la sua parte, vi consigliamo di provare il caciocavallo irpino di grotta ed il caciocavallo podolico.

SAN SOSSIO BARONIA

Questo borgo nasce nel XIII secolo e deve il suo nome a una curiosa leggenda: un asinello, che stava trasportando le spoglie si San Sossio verso un borgo limitrofo, giunto in località “Sella Coppola”, si diresse verso le poche abitazioni. Da allora le reliquie sono conservate nella chiesa dell’Annunziata ed il borgo si chiamò San Sossio.

Da vedere segnaliamo la zona delle sorgenti, con le grotte utilizzate in passato come abitazioni e la fontana delle Tre Cannelle.

Passeggiando per il centro storico sarete rapiti dalla bellezza degli antichi portali in pietra e dai resti della chiesa dell’Annunziata datata XII secolo.

Come ogni borgo della Baronia, anche Sossio è immerso nei boschi che rientrano nella Zona Protezione Speciale (ZPS).

SCAMPITELLA

Situato quasi al confine con la Puglia, questo piccolo paese risale all’epoca pre-romana, come testimoniano alcuni diverse tombe risalenti al VIII e il IV sec. a.C. con relativi arredi funerari tra cui un’olla stamnoide decorata esposta al Museo Archeologico di Ariano Irpino.

Proprio qui, in prossimità del fiume Calaggio, ci sono le grotte di Mignano, risalenti al IV secolo d.C. e situate vicino ai resti di una villa romana risalente al secolo I d.C..

Curiosa è la leggenda legata alla chiesa di S. Maria della Consolazione, che narra di un soldato borbonico che nel 1860, smarritosi tra le colline circostanti, ebbe una visione che lo fece divenire eremita e costruì in quel luogo la cappella.

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CARIFE

È un intreccio di storia e natura da non perdere nella maniera più assoluta.

I numerosi ritrovamenti fossili hanno fatto di questo comune un riferimento archeologico di rilievo, le fornaci presenti sul territorio fin dal Neolitico l’hanno reso luogo di produzione di materiale edilizio; altrettanto famose sono le ruagne, il prezioso vasellame della zona.

La particolare conformazione geologica ha condizionato il suo sviluppo agricolo: i suoi terrazzamenti adiacenti a sorgenti hanno favorito lo sviluppo cerealicolo; mentre l’allevamento di ovini ha condizionato anche l’attività tessile.

Così come Flumeri, anche Carife viene ricordata per la produzione di olio, la pregiata cultivar Ravece.

Oltre ai ritrovamenti fossili, ci sono anche interessanti resti archeologici funerari: la necropoli sannita del Parco archeologico dell’Addolorata (V-III sec. a.C.) conserva una ventina di tombe a camera, la necropoli di località Piano la Sala (V-III sec. a.C.) conserva le tombe a “fossa” e a “tegole”, mentre in contrada Seritella è stata rinvenuta una tomba sannitica alla “cappuccina”.

Anche il centro è ricco di storia: il Palazzo marchesale del X secolo, la chiesa di San Giovanni Battista in stile vanvitelliano, il convento dei francescani, per citare alcuni esempi.

Da non perdere è la curva del Tourniquet dove si può ammirare un panorama mozzafiato oppure i boschi e le sorgenti della Baronia, Zona di Protezione Speciale (ZPS).

Per gli amanti delle tradizioni culinarie, Carife, così come tutta l’area della Baronia, offre soprese inaspettate che sapranno arricchire il palato di tutti i visitatori.

SAN NICOLA BARONIA

Questo borgo, di stile medievale, deve il suo nome al culto di San Nicola di Bari.

I luoghi da visitare sono la torre merlata ed un antico lavatoio, la settecentesca chiesa della SS. Annunziata che conserva una tela seicentesca raffigurante l’Annunciazione e due dipinti, opera del Farina, di cui una Pietà e Sant’Anna; annessa vi è il campanile in stile gotico.

San Nicola Baronia è famoso anche per l’antica lavorazione delle “fascedde” in giunco, cestini utilizzati anche per desalinizzare i lupini.

In zona si possono ammirare i boschi di Montagliano, Ralla e Difesa che rientrano nella zona di Protezione Speciale (ZPS). Ai piedi della collina Ralla, invece, si trova il Parco dei mulini ad acqua, con due mulini risalenti al 1700.

FLUMERI

Nel centro storico di questo paese è possibile visitare la chiesa di Santa Maria Assunta, al cui interno sono custodite alcune tele settecentesche ed una bellissima via crucis in legno.

Da non perdere è il Palazzo della Bufata, antica residenza di caccia dei reali di Napoli, voluta da Federico d’Aragona nel 1479. Successivamente fu trasformata in dogana delle pecore e luogo di sosta sulla via della transumanza che portava nelle Puglie.

Flumeri è famoso anche per il suo olio, la pregiata cultivar Ravece.

Caratteristico di Flumeri è il Giglio, un obelisco alto 25 metri ricoperto di spighe di grano sapientemente lavorate ed intrecciate dalle donne anziane del luogo, che durante la cosiddetta “Tirata del Giglio” in agosto, viene trasportato per le strade del paese in onore di San Rocco protettore del paese.

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